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Spoon River Italia

INVERNO - Fabrizio De Andrè
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         Dormiunt vigilant   

Non è ancora settembre
e non è più agosto 
Non son più lì da te 
ma nemmeno al mio posto 
La luce solo quella 
è sempre la stessa 
bagliore chiarissimo e tenue 
vergine come una promessa 
Se l’ascolto so 
che siamo sì distanti 
ma sulla buona strada 
e che illuminerai i miei passi 
per sempre ormai senz’ombra ovunque vada

I

Fortuna che i morti non piangono più

perchè c'è da sbellicarsi dalle lacrime

per quello che hanno fatto ai miei compagni

Si son messi a raccogliere firme

per far tagliare il platano

su cui mi sono sfracellato

Quello e tutti gli altri del filare

sulla petizione li chiamano

platani assassini

e parlano di asfalto stradale

deformato dalle loro radici

Il punto è che non sono stati gli alberi

a venirmi addosso

a centocinquanta all'ora

Ero già fuori di me

quando sono andato fuori strada

Laura non si era presentata

al nostro appuntamento

e mia madre non voleva continuare

con la chemio di mantenimento

così in quel bar ho preso a bere

tutto quello che finiva nel bicchiere

 Ero solo come non sarò mai più

tornando a casa

In più ascoltavo i Nirvana

 In ogni caso ora che sapete

il perchè e il come

nessuno si azzardi ad abbattere

anche un solo platano in mio nome

II

Il problema è che per vivere

bisogna respirare

e quando respiri

sono polveri sottili

Il problema è che lo sai solo dopo

quando hai una collezione di metastasi 

Lo capisci solo allora

che i capi non erano altro che vandali

Ad ogni processo tu sei sempre più malato

mentre loro ti appaiono più giovani

e hanno sempre più avvocati

e gli danno sempre più attenuanti

e come pena sempre meno

il problema è che vivere

è respirare verleno

III
Passati i quarant’anni 
sceglievo i miei uomini  
solo dagli spermiogrammi 
e dopo il sesso mettevo una croce 
sul calendario e sui compagni 
L’amore era solo un mezzo 
perché la mezza mela 
era già completa 
anzi era talmente matura 
che perdere tempo in coppia 
lo vedevo come contro natura 
Appena seppi la buona novella 
andai a pregare in una chiesa stupenda 
Commissionai una grande culla a un falegname 
e due pigiamini ad un sarto 
Ancora oggi mi sembra impossibile 
di essere morta di parto
 

IV
Era Natale e giocavamo a tombola
e ovviamente chi sapeva niente 
di quella bombola 
Per noi le uniche “perdite” 
erano quelle al gioco 
Si era al corrente solo 
che qui sotto ci stavano indiani 
perché odoravano sempre un po’ di curry 
i nostri natali    
Da noi la gente è fumantina 
il nostro è un quartiere popolare 
Ci vuole proprio niente 
per farlo scoppiare 
Per questo voglio dire di non farne 
una questione razziale 
e anzi se possibile di usare  
un po’ di perdono e pietà 
perché quel che ci è accaduto 
dico lo scoppio ed il crollo 
è stato solo a causa della povertà

V
Come offesa nel mondo del calcio
frocio è il massimo 
Non lo si dice neanche a un arbitro 
Infatti per trent’anni 
solo alle spalle l’ho sentito 
e tutti pensavano che fossero  
insulti gratuiti 
fatti dai parenti a un talent scout 
a causa dei rifiuti 
Da quando invece hanno scoperto 
i vhs le registrazioni e gli sms 
insomma da quando è scoppiato il putiferio 
ed è scattato l’arresto 
la gente si è messa a insultarmi sul serio      
Non solo frocio 
ma sui social prima porco 
e poi sui muri orco 
Ogni giorno qualcosa di peggio 
ma con quei calciatori minori  
con quegli extracomunitari 
ho fatto solo quello 
che avevo subito al collegio   
Porco mostro orco 
Se fossi ancora vivo 
forse mi toccava il nome Hitler o Attila     
Invece ci han pensato in carcere i compagni 
soffocandomi con una busta di plastica

VI
Non si sa perché i treni deraglino 
e perché a morire è uno su mille 
So però che dovevo prendere 
quello delle 7 e 17 
e l’ho perso in quanto il giornalaio 
si era dimenticato l’allegato 
Allora ho preso quello delle 7 e 29 
e mentre è successo 
proprio l’allegato stavo leggendo 
un articolo su come l’aneto 
renda il sapore del salmone  più intenso 
È da storie come questa che capisci 
quanto la vita sia priva di senso

VII
Mi è venuto sotto 
strillando che eravamo tutti ladri 
e che dovevamo andarcene 
fuori dall’Italia e dalle palle 
Aveva una faccia di cera 
e accanto alla pistola 
teneva appallottolata una bandiera 
Nemmeno ho fatto in tempo a spiegargli 
che ero soltanto una guardia 
e che rappresentava il mio lavoro  
proteggere i deputati    
Mi ha sparato dritto al cuore 
e un secondo dopo la sua faccia 
era un’altra 
Prima di morire  
ho sentito che diceva mi dispiace 
costernato flebile  
Magari era convinto che indossassi 
un giubbotto antiproiettile

VIII
A partire dai cent’anni 
son venuti a far la foto 
Sempre la stessa 
io con mille rughe e cento candeline 
che soffio felice 
All’inizio mi chiamavano 
la nonna di Avellino 
poi la nonnina d’Italia 
Infine La Nonna per antonomasia 
Ogni anno mettevano un mio vecchio ritratto 
accanto alla mia faccia incartapecorita 
per farsi una risata 
Poi con tono ludico 
chiudevano il collegamento  
dandomi appuntamento
tra due o tre lustri in studio 
Ora che non sono più viva 
credo che ci inviteranno qualcun’ altra 
magari che soffi anche meglio 
A me sembra ancora assurdo 
che domani non mi sveglio

IX
Sono morto prima d’imparare
 a parlare a cantare  
a leggere a ingoiare 
sono morto prima di capire 
il meccanismo delle tabelline  
 
I rigurgiti son rutti 
ma molto molto più brutti 
La vita ti rimane in gola 
al primo boccone 
e non puoi più respirare 
da nessun polmone 
 
Da allora mio padre e mia madre  
non mangiano più 
nemmeno due uova 
Hanno già perduto trenta chili 
e vorrei fargli fare una prova 
Vorrei ingozzarli 
di tutte le cose per ore 
così vedono che capita 
solo a un caso su un milione

X
Mi hanno fatto togliere il cappuccio 
davanti alla telecamera  
Mi hanno fatto guardare dritto 
e dire che era grande il loro Dio 
Mi hanno fatto aggiungere 
che il mio era un paese infedele 
una nazione serva e uno stato di merda 
Mi hanno fatto inginocchiare 
e pregare e piangere 
Mi hanno fatto vergognare di me 
e a saperlo che sarei morto lo stesso 
mi sarei comportato da eroe 
o almeno più da uomo 
almeno per lasciare un buon ricordo    
Ora la mia testa e il mio corpo 
sono in paesi diversi 
L’Italia pagherà novantamila euro  
per rimettere insieme i pezzi

XI
Avrò passato mille volte la linea gotica  
la mia bici ne ha fatte di corse  
Eppure non sapevo che ci fosse  
ogni volta in quelle borse  
Di notte non vedevo  
i compagni impiccati ai rami  
Spuntavano tutti insieme  
soltanto all’alba al mio ritorno  
ed è così che cominciava ogni giorno  
All’età vostra ero sempre messa  
in castigo dalla maestra  
e trattata come la peggiore delle ladre  
perché dicevo che non ero figlia  
della lupa ma di mia madre  
Poi una notte tre tedeschi mi fermarono  
e anche se giurai  
che tornavo dal presidio  
mi spogliarono e agganciarono a un ramo  
Uno mi tolse la gonna  
mentre gli altri urlavano qualcosa 
che non capii mai  
E non smisero di farlo 
nemmeno quando spirai

XII
Se ogni pallottola costasse un botto 
almeno quanto un funerale 
tremila euro o giù di lì 
non ci ammazzerebbero così 
La mia unica colpa 
è stata di trovarmi in una Porsche 
col cugino di un pentito 
Per questo sono stato crivellato 
come nemmeno al poligono 
A dire il vero nemmeno lo sapevo  
che lui era un parente 
Per me era solo Domenico 
un ragazzo divertente 
che i soldi li spendeva in champagne 
locali e ragazze d’alto bordo 
Di certo non in pallottole

XIII
Non sapevo se spararmi un colpo 
o buttarmi da un viadotto 
Ma non sopportavo l’idea dei curiosi 
che mi avrebbero guardato lì di sotto 
In perlustrazione sull’A3 
vidi una ragazza che sembrava  
godersi il panorama 
Era tranquilla carina 
una turista polacca biondissima  
Quando alzò la gamba  
per scavalcare la rampa 
non volevo crederci 
e per lungo tempo mi parve impossibile 
di avere salvato una vita      
anzi due considerando anche la mia 
A trent’anni di distanza  
la verità è che ancora non mi capacito 
che ci si possa innamorare 
in un modo tanto strano   
Comunque ho seguito Radmila…  
Dopo la sua morte 
quel che avrebbe pensato  
guardandomi dall’alto 
nel luogo del nostro primo incontro 
la gente 
mi lasciò completamente indifferente

XIV
Un attimo dopo scivolavo sull’asfalto 
senza l’anima 
come una busta di plastica 
 
È strano morire in diretta 
col tuo migliore amico 
che ti passa con la ruota sulla testa 
e milioni di persone che ti guardano 
e riguardano quel momento  
in cui non ci sei più 
e dicono che non si può morire così          
       Non avrei mai voluto per me 
un minuto di silenzio 
né avrei mai pensato 
di essere commiserato    
Mettete indietro il cronometro 
a un attimo prima 
Eccomi 
eccomi come davvero sono 
giovane ricco bello e famoso

XV
Sul momento ho pensato ad uno scherzo 
quando suo marito ha parlato di duello 
Oggi la gente non segue le regole 
tira fuori subito il coltello
Lui invece volle organizzare ogni dettaglio 
Il luogo i vestiti le armi 
Tutto nei minimi particolari 
per sottolineare che eravamo due signori 
Ci presentammo in completo da sera 
già pronti per entrare in una bara 
Aspettammo le campane 
e poi cominciammo mentre il testimone 
ci teneva il cane 
Non ci odiavamo  
in pratica non ci conoscevamo 
Però non me la sono sentita 
di tirarmi indietro 
di fronte a un flagrante adulterio 
Il problema di noi signori 
è che ci prendiamo troppo sul serio

XVI
Non mi viene in mente alcuna infamia 
 più grande che essere ucciso  
dal proprio figlio  
Non mi viene in mente motivo peggiore 
che una dose 
Io ero il pensionato e lui il pensionante 
così stavano le cose 
Si svegliava verso pranzo 
accendeva tele e sigaretta 
e se la prendeva coi politici 
minacciando di affiliarsi a qualche setta 
Se la giornata era storta 
mi chiamava parassita 
e dava a me la colpa  
per la sua vita 
Non si sa che gli faceva quella droga 
gli si gonfiavano tutte le vene  
e picchiava con tale foga 
che sembrava sotto ipnosi     
Ogni notte era un delirio 
e certe volte dovevo trascinarlo  
dentro di peso 
perché collassava sullo zerbino 
Non riesco a pensare a vergogna più grande 
di tutto il palazzo  che lo vedeva 
salendo e scendendo le scale 
e dei condòmini che si svegliavano  
augurandoci ogni male      
Nella notte più calda dell’estate 
con la finestre spalancate 
e dappertutto un vento matto  
invece di chiudermi a chiave 
lo presi barcollante per il bavero 
e gli strillai pure io con voce sorda 
in modo che sentisse anche la madre morta 
che quella roba 
mai e poi mai gliel’avrei più pagata    
Non immaginavo che sarebbe diventato 
il bastone della mia vecchiaia 
ma nemmeno l’ultima bastonata  

XVII
Il più bello dei mari 
è quello dove non sono annegato 
quello in cui sono rimasto 
con le unghie aggrappato allo scafo 
svenuto di freddo e di fame 
in una notte nera di catrame 
Le sirene all’inizio cantavano 
a squarciagola 
poi sempre più piano 
fino a sibilare un’ultima parola 
Le sirene mi hanno urlato in africano 
poi in un dialetto strano 
e infine la lingua dei morti 
Solo allora sono arrivati i soccorsi 
in tempo per compiangere i dispersi 
e per trascinarmi a riva
 unica carcassa viva 
Il più bello e il mio unico mare 
è quello che potrò dimenticare

XVIII
A trentun’anni 
già avevo pronta  
la frase per la lapide 
l’ho coccolata l’ho limata 
poi l’ho tenuta con me 
come un testamento 
più a lungo di quanto sia durato 
il mio matrimonio e ogni lavoro 
Solo a settant’ anni ho cominciato  
a trovarla datata 
e a settantadue 
quando è giunto il  mio momento  
l’ho scartata 
Ve la lascio se può servire un epitaffio 
nuovo di zecca e mai usato                
     Non sempre concordo con quello che penso    

     Non sempre la vita o la morte hanno un senso